Le Occasioni di Primavera sono appuntamenti annuali che il CNGEI prepara per i propri iscritti adulti, dove vengono discussi lo stato presente e le direzioni future di un’associazione che è sempre in movimento. Ma sono, ancor più, delle occasioni per ritrovare altri scout che abbiamo conosciuto nelle tante avventure precedenti… mettersi in moto per una località lontana e calarsi in un tour de force di discussioni e lavori di gruppo suona masochistico: ma la prospettiva di riabbracciarci, mangiare e cantare insieme, conoscere nuove persone rende tutto più stimolante.

In questi giorni di clausura imposta dalla pandemia, incontrarsi materialmente risulta impossibile: non c’è Branco, Reparto o Compagnia che possa far risuonare i propri gridi o uscire in esplorazione. Ma, sebbene scautismo significhi attività all’aria aperta, né i ragazzi né gli adulti hanno desistito dal proseguire i loro impegni. E così, nel weekend del 18 e 19 aprile, il CNGEI ha svolto le Occasioni di Primavera in via telematica. I settori IT e Comunicazione hanno testato e valutato le soluzioni informatiche più idonee e hanno fornito continuo supporto, permettendo uno svolgimento tranquillo e ordinato dei lavori.

Mi è parso strano indossare l’uniforme per non uscire di casa: ma è una cosa che abbiamo fatto in più di novecento persone, circa un terzo degli adulti censiti. Anche se ci siamo visti in dei piccoli riquadri animati sui monitor, è stato emozionante rivedersi ed essere rassicurati in diretta che i lavori associativi procedono anche durante la quarantena. Con le consuete difficoltà e i tipici contrasti interni che ci caratterizzano, ma questo è quasi un nostro marchio di fabbrica.

Abbiamo parlato di temi più e meno importanti, abbiamo dato contributi piccoli o grandi su temi specifici, nei tempi stretti scanditi dalle piattaforme digitali. Abbiamo visto a che punto sono i lavori sul rinnovo di Legge e Promessa, abbiamo scoperto il nuovo modello di leadership proposto da WAGGGS, abbiamo cominciato a immaginare i prossimi appuntamenti comuni nel futuro. Abbiamo potuto dire la nostra e mettere un mattoncino metaforico nell’edificio che stiamo preparando per i nostri soci giovani. Non tutte le sessioni sono state entusiasmanti, e c’è chi si è lamentato del modo limitato in cui si poteva contribuire… esattamente come succede agli incontri dal vivo.

Alcuni aspetti sono stati davvero positivi: la puntualità mai vista prima, la velocità nel raccogliere ed elaborare le risposte ai sondaggi. Certo, la sensazione dominante, almeno per me, era di spaesamento: erano virtuali le stanze in cui venivamo divisi per i lavori in piccoli gruppi, virtuali i post-it che abbiamo spostato su cartelloni altrettanto virtuali. Niente canzoni intorno al fuoco, niente borracce che passano di mano in mano, niente tempo per scherzare. Ma l’emozione di ritrovarsi per caso, caso pilotato da insondabili algoritmi, in gruppo di lavoro con qualcuno che non vedi da anni è stata reale, autentica, anche se mancava la possibilità di abbracciarsi.

E chissà, forse faremo di necessità virtù e, una volta finita l’emergenza, riusciremo a integrare le comodità fornite dalla tecnologia con il nostro modo di stare insieme.  Nel frattempo, si torna alla quotidianità forzata tra le mura di casa, sognando di poter tornare al più presto ad unire ancora le mani nel più grande dei girotondi.

A cura di : Paolo Stanese